8. Balistica e scelta del proiettile

In questa pagina ci limitiamo alle armi ad aria compressa.

Per avere una panoramica interattiva a 360 gradi di uno dei tre locali dove si può tirare con l'aria compressa potete ⟿  cliccare qui ⬳ 

I proiettili possono avere forme anche molto diverse, e pure i materiali possono essere diversi.

Perciò in commercio si possono trovare, talvolta anche per la stessa arma: proiettili in gomma dura, in gomma morbida, in plastica, in vetro, in acciaio, in piombo, in piombo  con antimonio, in rame, in materiali polimerici, in polimeri biodegradabili, in pasta di cellulosa indurita. E ancora: la forma può essere tronco-conica, wadcutter, conica con testa emisferica, sferica, appuntita. E altro.

La scelta finale dipenderà dall'applicazione che si ha in mente, e dai requisiti che essa impone. Nel nostro caso l'interesse è rivolto allo sport del Tiro a Segno, e sono escluse le applicazioni venatorie consentite in altri Paesi. Di conseguenza la scelta dei proiettili è dettata principalmente da due esigenze:

  • a) in gara il proiettile attingerà un bersaglio di carta, ed è essenziale per la determinazione dei punteggi che il foro sia netto e ben evidente
  • b) la possibilità dei rimbalzi deve essere minimizzata, per ragioni di sicurezza

Questi requisiti hanno a che fare con l'impatto del proiettile sul bersaglio. La parte della balistica che si occupa dell'interazione tra proiettile e bersaglio è detta balistica terminale. La balistica terminale è in grado di fornirci suggerimenti per soddisfare ambedue queste esigenze.

a) Foro sul bersaglio. Quando ad un materiale si applica uno sforzo, il comportamento può essere essenzialmente di due tipi: elastico o viscoso.

  • Nel caso elastico, all'applicazione dello sforzo segue una deformazione, ma questa deformazione viene totalmente recuperata dopo che il carico viene rimosso.
  • Nel caso viscoso, l'applicazione di uno sforzo costante porta ad una deformazione permanente. 

Il caso perfettamente elastico ed il caso perfettamente viscoso rappresentano due  modelli di comportamento estremi. Nella realtà, qualsiasi materiale (ad esempio il nostro bersaglio) esibisce una miscela di ambedue i comportamenti, secondo costanti di tempo diverse, e in maniera lineare o meno. Si parla quindi in generale di comportamento viscoelastico.

Inoltre bisogna tener conto del limite di rottura: oltre un certo sforzo (o velocità con cui lo sforzo è applicato) il materiale cede. Il comportamento visco-elastico, unito alla possibilità di rottura, determina sperimentalmente almeno cinque modalità di penetrazione possibili (cliccare sulle singole immagini): 

E' evidente che in gara o in allenamento quella che ci interessa è la prima: il plugging. Il proiettile penetra il bersaglio, staccandone un tassello in maniera netta e senza sbavature. (Dopodiché il tassello e il proiettile proseguono assieme la loro corsa, con la stessa velocità residua; questo è di poco interesse adesso, dando per scontato che siamo interessati a bersagli in cartoncino o materiale simile. Rivestirebbe una certa importanza se stessimo sparando ad un bersaglio metallico, ad esempio).

Le condizioni che favoriscono il plugging sono l'impatto ortogonale al bersaglio di un proiettile a testa piatta, la velocità sufficientemente alta (che dipende anche dalle costanti di tempo viscoelastiche del materiale bersaglio), il basso valore del carico di rottura del bersaglio (o meglio: l'esiguo valore dell'allungamento relativo del materiale bersaglio al momento della rottura, data la velocità di arrivo del proiettile).

La velocità d'altra parte non deve essere troppo alta, al fine di minimizzare i sempre possibili rimbalzi. Quella di cui stiamo parlando è la velocità del proiettile al momento dell'impatto; e quindi una variabile da considerare, oltre ovviamente all'energia cinetica del proiettile alla volata, è anche la distanza tiratore-bersaglio.

Una trattazione completa richiederebbe di prendere in considerazione le proprietà di deformazione e rottura sia del bersaglio sia del proiettile sia, soprattutto, dei tempi di interazione tra proiettile e bersaglio.

I proiettili wadcutter su bersaglio in cartoncino teso soddisfano in maniera ottimale a queste condizioni, per energie del proiettile attorno ai 7.5 J e distanza dal bersaglio attorno ai 10 m.


b) Probabilità di rimbalzi. In genere tendiamo a modellizzare mentalmente i rimbalzi come un fenomeno pulito e ben ordinato: lancio qualcosa, entra con un certo angolo... bé, se dovesse mai tornare indietro tornerà indietro più o meno con lo stesso angolo. Il modello mentale che ci siamo fatti dell'urto meccanico è quello della riflessione ottica, col suo bel raggio di luce che arriva e viene riflesso da uno specchio, sempre pulitissimo e perfettamente piano. O al limite delle palle perfettamente sferiche che rimbalzano precise in un tavolo da biliardo ben costruito. Questo modello è troppo semplificato All'atto pratico non funziona. C'è gente che non rendendosene conto ci ha lasciato un occhio. Fin dai tempi in cui il Tiro a Segno si faceva con la fionda o coi sassi, un rimbalzo pulito come presuppone questo modello non è mai esistito. 

Se avete mai tirato con un'arma ad aria compressa, magari anche sotto ai 7.5 J nel corridoio di casa a meno di 7 metri di distanza, sapete che cosa vuol dire. Come si è mai permesso il proiettile di tornarvi addosso ad altezza gambe? Chi se lo sarebbe mai aspettato? Non doveva. Non ha senso.

Il punto è che il rimbalzo è un fenomeno piuttosto complesso. Tanto per cominciare, le superfici di impatto sono lisce, o porose, e quanto irregolari? E quanto lo sono rispetto alla scala dimensionale del proiettile? Sì certo, il bersaglio standard è liscio e pulito, ma il muro dietro? O il bordo del tavolo che stava lì vicino, nel caso che si sbagli il tiro?

E comunque, il bersaglio sarà anche liscio, e costruito col miglior cartoncino possibile, ma quanto è stato teso sul supporto, cosa che modifica fortemente la sua risposta all'impatto? E poi, più in generale, le superfici in gioco sono deformabili? Una superficie è quella del proiettile, e se è gomma il comportamento potrebbe essere quasi elastico; ma anche plastico, ed allora si avrebbero deformazioni; il materiale potrebbe essere fragile, ed allora si avrebbero schegge, e come si comportano le schegge? Dopotutto in commercio si trovano proiettili sferici in vetro. (Ma anche senza il vetro, anche una scheggia di plastica rigida nell'occhio non fa piacere a nessuno). L'altra superficie è quella del bersaglio, ed il cartoncino è deformabile di sicuro. Ancora, che caratteristiche ha il materiale del bersaglio? Ad esempio, è evidente che se sparassi sull'acqua un rimbalzo non potrebbe esserci, giusto? (Sbagliato. Si può avere facilmente un rimbalzo sull'acqua, se l'angolo di entrata è sotto ai 7° circa, ed il proiettile è abbastanza veloce). 

Le varie formule fisiche per i rimbalzi, che si trovano sui testi di scuola, sono in genere valide per proiettili puntiformi (che non esistono), superfici perfettamente piane ed indeformabili (che non esistono), e materiali privi di attrito (il che è insensato). Il fisico Richard Feynman, parlando di semplificazioni del genere nel caso della fluidodinamica, parlava di "acqua secca": sono tante le semplificazioni, fatte per arrivare a scrivere equazioni semplici e semplicemente risolvibili, che si snatura completamente il fenomeno che si pretendeva di descrivere. 

La balistica terminale tiene conto di tutti questi problemi. Le equazioni ipersemplificate sono considerate per quello che sono: prime approssimazioni. Ottime da tener presente ma sempre approssimazioni. Si fa largo uso del più antico approccio della fisica sperimentale, quello delle equazioni empiriche. Quando poi si riesce comunque a scrivere una equazione, piuttosto che semplificarla riportandosi all'acqua secca la si risolve (oggi sappiamo farlo) numericamente. Il risultato è un modello composto da un numero enorme di formule diverse, e di tabelle; però, all'atto pratico, sul campo, il modello funziona. 

Ad esempio, un concetto importante in balistica terminale è quello di angolo di penetrazione. Nel Tiro a Segno vogliamo che il proiettile penetri nel bersaglio, perché le alternative sono il rimbalzo (che è pericoloso) o la frammentazione (che è pericolosa anch'essa). E' possibile costruire tabelle che, per un dato calibro e carica e tipo di superficie bersaglio, individuino l'angolo di penetrazione, cioè l'angolo di impatto per cui il proiettile inizia a penetrare nel bersaglio.

E' studiando tabelle di questo genere che si è arrivati a definire, per il caso sportivo, il formato più conveniente e sicuro. Non certo proiettili sferici: rimbalzano troppo facilmente. Non certo proiettili rigidi: si frammentano. Non certo proiettili elastici: di nuovo, rimbalzano. Non certo bersagli in acciaio: il cartoncino va benissimo, ma non un cartoncino qualunque, deve avere caratteristiche particolari, le fibre ed il collante devono essere scelti in un certo modo. 

Tutto questo, cioè (a) e (b), si traduce in: quando si spara ad aria compressa presso un TSN si usano proiettili di tipo wadcutter, in materiale deformabile e non elastico, con incidenza di tiro perpendicolare al bersaglio.

L'ultimo requisito è importante, ed espresso in maniera semplice semplice si traduce in una regola di sicurezza fondamentale:

si mira sempre al bersaglio della propria linea di tiro, mai al bersaglio del vicino! 

In particolare per l'aria compressa è importante ricordare sempre che la geometria wadcutter è ottimale in gara, ma è progettata per un impatto perpendicolare sul bersaglio. Del resto basta pensare alla forma del wadcutter: se dovesse incidere di sbieco a velocità non sufficienti per penetrare, evidentemente avrebbe il tempo ed il modo di ribaltarsi, acquisirebbe un moto rotatorio, eventualmente toccherebbe le pareti, e il punto di arrivo risulterebbe del tutto imprevedibile. Al di fuori del caso sportivo, il wadcutter potrebbe rivelarsi una pessima scelta.

Avendo concluso a favore dell'uso dei wadcutter, un'ultima cosa a cui fare attenzione è la qualità dei proiettili. Uno dei fattori che incidono sul prezzo è l'omogeneità della forma, inclusa la regolarità dei bordi (ai quali facilmente si formano vortici durante il moto). E' evidente che anche minuscole differenze di forma danno luogo a differenze nella traiettoria reale, e questo risulta dannoso sia in fase di allenamento sia in fase di gara. 



Questo del resto è ovviamente valido per qualsiasi proiettile, al di là dell'aria compressa. L'acquisto via internet di materiale a prezzi stracciati potrebbe non essere una buona idea, quando la fonte non sia controllabile e affidabile. Presso il TSN di Genova il Socio può sempre acquistare sul momento proiettili della miglior qualità.